“The only people for me are the mad ones, the ones who are mad to live, mad to talk, mad to be saved, desirous of everything at the same time, the ones who never yawn or say a commonplace thing, but burn, burn, burn like fabulous yellow roman candles exploding like spiders across the stars.” Jack Kerouac- On the Road
mercoledì 17 settembre 2014
Il pacifico a remi
E' un libro straordinario quello di Alex Bellini, ma ancora più straordinaria è stata l'impresa che l'ha portato dal Perù all'Australia con una piccola barca a remi. Alex ha compiuto da solo l'epica traversata, l'unica compagnia era un'ora a settimana in collegamento con una radio italiana, il telefono satellitare per sentirsi con la moglie e gli uccelli e pesci che ogni giorno vengono a salutarlo. Alcuni vengono a scrutare le sue intenzioni altri vanno a riposarsi sulla sua testa nel centro dell'Oceano più grande del globo.
Alex supererà dieci fusi orari, quasi ventimila km per un totale di milioni e milioni di remate. Una cosa incredibile. Come quando viene accerchiato da un gruppo di balene che lo accompagnano per qualche miglia e gli fanno passare ore tra l'incredulità iniziale e il panico successivo.
Sono stati necessari 12 mesi di preparazione per questo immane sforzo ma soprattutto occorreva una enorme forza psicologica che si è dovuta manifestare decine di volte per evitare di abbandonare la traversata.
"Era come se il mondo delle terre emerse fosse scomparso d'improvviso", con queste parole Alex Bellini scrutava continuamente l'orizzonte alla ricerca disperata di una qualsiasi terra emersa prima e di una qualunque forma di vita poi. Esperienza bella ma difficilissima.
L'insegnamento che ci lascia questo libro è che il valore di un uomo non si misura con i traguardi bensì con i sogni. Così quell'Australia tanto attesa e desiderata passa in secondo piano quando si rende conto che il senso del viaggio è il viaggare stesso e non il raggiungemento di una meta. Bellissimo senso del viaggi. Nei lunghissimi dieci mesi di viaggio, la moglie non tarderà mai a spronarlo per andare avanti e compiere l'impresa. Un libro favoloso che consiglio a tutti.
Buona lettura.
Itaca
Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
nè nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.
Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti - finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.
Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?
E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.
martedì 16 settembre 2014
Viaggio dentro ad Angola, L’Alcatraz del Sud
Gli uomini, tutti neri, sono chini e muti. Indossano pantaloni blu, casacche bianche o celesti, usano guanti gialli. Calzano stivaloni di gomma, in capo quasi tutti hanno calati logori cappellacci di paglia o berretti da baseball, qualcuno non smette il poco raccomandabile cappuccio della felpa. Se non fossero tenuti sotto tiro dalle guardie a cavallo sembrerebbero immigrati arruolati nella raccolta dei pomodori in Puglia. Dalla strada sterrata, senti solo qualche colpo di tosse provenire dal profondo del campo o qualche prolungato mugolio o sbuffo prodotto dallo sforzo dei più corpulenti nel momento d’alzarsi e deporre le grosse rape nei secchi; a fare attenzione il vento caldo porta a folate le note d’un soffocato canto lontano, laggiù nel campo – ma forse sono solo i fantasmi di questa ex piantagione, una delle più infami del Sud e della Louisiana, coltivata da schiavi provenienti soprattutto dall’Angola, un nome che divenne una garanzia di maledizione sia per i neri condotti in catene a raccogliere il cotone sia per i detenuti tradotti in catene quando Angola, ai primi del Novecento, divenne il più grande carcere di massima sicurezza degli Stati Uniti, 7.300 ettari, 73 chilometri quadrati, più esteso di Manhattan.
No, non è un film
Un luogo dove la sofferenza imbratta ancora la terra: nel 1951 trentuno detenuti si tagliarono i tendini d’Achille per protestare contro le brutali condizioni. “Benvenuti nell’Alcatraz del Sud” dice con orgoglio Gary Young, ex secondino, la nostra guida in questa visita esclusiva nel carcere più raccontato del cinema americano, da “Dead Man Wolking” a “Monster’s Ball” al “Miglio Verde” a “Il mago della truffa” a “Jfk”. Dei 6.300 detenuti 5120 non usciranno mai da qui: moriranno con un ago in vena nella stanza delle esecuzioni, oppure – condannati al carcere a vita – se ne andranno quando sarà la loro ora; ma non varcheranno lo stesso il cancello, perché la cassa d’abete palustre costruita dai compagni della sezione falegnameria, i quali da quattro anni hanno smesso di costruire comodini e assemblano solo bare, verrà deposta nella terra rossa di Angola. “I primi ad abbandonare il prigioniero sono i compagni della banda, poi la moglie, poi gli amici, poi i figli. Quando muore la madre non viene più nessuno. Dietro il feretro solo i compagni di cella e il pastore. è sempre molto commovente e intenso” dice Young. Chi è uscito con le sue gambe è Glenn Ford, 64 anni. Era nel braccio della morte da 30 anni, proprio come i fratelli McCollum rinchiusi in Nord Carolina e liberati il 2 settembre scorso grazie alla prova del Dna. Glenn in aprile è stato riconosciuto innocente dall’accusa di omicidio e vittima di discriminazione perché condannato a morte da una giuria di soli bianchi.La cura di mister Cain
“La giustizia degli uomini non è quella di Dio. Ma la cosa bella” assicura Young “è che qui con la nostra riabilitazione morale si muore comunque nella grazia di Dio. Poi ognuno andrà nel posto che gli spetta, Inferno o Paradiso, dipende, ovvio”. Infatti Angola è, secondo una recente denuncia dell’Unione americana per le libertà civili, “un centro d’integralismo cristiano” perché il controverso direttore Burl Cain ha lasciato mano libera ai predicatori, ha imposto la costruzione di cappelle in ognuno dei cinque “padiglioni” recintati di Angola e lo studio della Bibbia, anzi un vero e proprio seminario obbligatorio che forma pastori e dj per la radio del carcere che spara a palla prediche e gospel 24 ore su 24 (prima di Cain la radio era segnalata anche da Rolling Stone magazine per la sua sofisticata e laicissima playing list, soprattutto per il rock). Sta di fatto che quello che era il carcere più violento d’America è diventato, dopo la sacra cura, un esempio di redenzione e convivenza: “Oggi è lunedì” dice Young “bene, per tutto il fine settimana non c’è stata nemmeno una zuffa. Da quando è arrivato mister Cain le violenze sono calate dell’85 per cento”. Nel 1995 hanno registrato 799 aggressioni tra detenuti e 192 attacchi alle guardie, quest’anno solo 53 incidenti gravi tra galeotti e 15 ai danni dei carcerieri. Nelle carceri della Bible Belt, soprattutto qui in Louisiana – leader mondiale nei posti letto in galera, 13 volte più dell’Iran (un nero su 14 a New Orleans è dietro le sbarre) – e per la destra religiosa americana il potente Burl Cain è intoccabile almeno quanto la pena di morte.Difatti Burl Cain e la morte s’incontrano, accade quando è l’ora dell’iniezione: lui è lì puntuale che tiene la mano al condannato. Burl Cain è l’ultima visione del condannato prima di chiudere gli occhi. E’ stato dopo la prima esecuzione che Burl Cain ha deciso di dedicare la sua vita a Cristo, di “far rinascere i criminali in Cristo”, in un certo senso di essere Cristo: “Ho sentito che quell’uomo stava andando all’Inferno e che avrei potuto evitarlo” ha detto a Time. Ha anche confessato che sua moglie intende lasciarlo perché “non vuole vivere con un killer”. Il suo predecessore, Murray Henderson, è ancora ad Angola, ma come detenuto, perché ha ammazzato la moglie con cinque colpi.
Niente rete, ma alligatori
Questa Alcatraz, dove ci sono detenuti in isolamento, “solitary confinement”, da 30 anni, occupa una penisola che s’allunga nel Mississippi in uno dei punti dove esso è più largo e veloce, neanche avesse fretta, dopo aver sfiorato la sinistra Angola, di raggiungere il Golfo del Messico e annullare così le acque melmose e i brutti ricordi accumulati lungo gli oltre quattromila chilometri di viaggio, nell’immenso Oceano blu. Il lato non bagnato dal Grande Fiume non ha nemmeno la rete: è invece una giungla paludosa e implacabile, infestata da serpi e alligatori. Questi ultimi pare siano migliaia poiché qui hanno la certezza di non essere seccati dai cacciatori, tenuti lontano dal terrore di udire – come narrano i racconti gotici della Louisiana – le urla terrificanti delle anime di tutti quei detenuti che fino a un paio di decenni fa sparivano improvvisamente nel nulla, nè ricercati nè reclamati, dimenticati da tutti, come d’altronde accade ai problemi risolti. “No signore, da qui non si può fuggire” garantisce Young. “Due settimane fa ci hanno provato in tre, dopo 15 minuti erano già in cella di punizione e tra un anno passeranno in isolamento”. C’è stato solo un caso nel 1956, fuggirono in cinque, un corpo venne pescato dal fiume, un evaso venne catturato in Texas e disse di aver visto affogare due compagni di fuga, ma gli uomini dell’allora direttore Maurice Sigler trovarono le chiare tracce di tre uomini oltre il Mississippi.I fantasmi della piantagione
Forse la cosa più feroce di questo luogo, la vera condanna, è la sua immensità, che offre l’illusione d’appartenere ancora al mondo e alla vita, di condividere l’orizzonte e le nuvole e i temporali con tutti gli altri uomini liberi, invece chi sta qui viene contato 23 volte al giorno e viene pagato 4 centesimi l’ora per il lavoro forzato nei campi – in rapporto molto meno degli schiavi dell’antica piantagione. L’80 per cento dei reclusi sono qui per delitti atroci e violenti, assassinii, stupri, rapine finite nel sangue. Eppure a vederli tutti insieme non si pensa all’eccezionale concentrazione di male e peccato disseminati in qualche ettaro, ma colpisce invece che nessuno di loro osa guardarci; impossibile incrociare i loro sguardi, forse non sanno più guardare: continuano a cogliere rape con un ritmo stanco e meccanico. Le guardie a cavallo nel campo sono tre, due bianchi e un nero, eleganti, armati di fucili a pompa e di occhi capaci di perlustrare anche i pensieri. Una guardia, o un “freeman” nel gergo dei detenuti di Angola, si apposta sugli argini e di fucili automatici ne ha due, uno per mano. Vengono in mente i sorveglianti delle piantagioni, carabina e scudiscio. E non è l’unico rimando stando alle recenti inchieste del Times-Picayune di New Orleans, secondo cui i detenuti sono i “nuovi schiavi” della Farm, come viene anche chiamata Angola, perché produce quarantamila quintali di verdura, coltiva frumento, mais e soia, alleva 2.500 capi di bestiame, e solo in minima parte tutto cio’ viene utilizzato per la sussistenza dei detenuti della Louisiana (“tre pasti al giorno ci costano in totale appena un dollaro e mezzo” dice orgoglioso Young), ma sono commercializzati da una azienda privata nei supermercati, mentre Angola riceve milioni di dollari di fondi pubblici, quasi centomila dollari l’anno per detenuto. Eppure l’amministrazione è stata chiamata a tagliare il budget: non potendo ridurre le guardie speciali, ha eliminato una ventina di uomini non essenziali, sostituendoli con delle belve, cioè dei lupi ibridi, che da due anni pattugliano di notte le recinzioni dei settori più sensibili.Le notti di William Hurt
Nel braccio della morte non c’è l’aria condizionata. Una decisione presa da Burl Cain nel 2006 quando si è resa necessaria una ristrutturazione delle celle che ospitano 88 morti che camminano. D’estate si possono raggiungere i 42 gradi e quindi per questi uomini chiusi in cella per 23 ore al giorno è una ulteriore tortura; tre di loro, malati, lo scorso anno hanno denunciato Cain e il processo è ancora in corso. Ma tra i commenti sul sito delTimes-Picayune nessuno menziona il direttore: “Aspettiamo quando avranno l’ago in vena e allora sì che andranno dove fa molto caldo” scrive Ronnie Tuttle. “C’è un solo modo per rendere utili questi tre criminali, che presto i loro cuori e reni vengano donati a chi ne ha davvero bisogno” è il consiglio di un tale che si firma Dafunkystuff; mentre Bill60 fa il pietoso, “poverini, perché qualcuno non gli porta un gelato?”. William Hurt ottenne di passare tre giorni e tre notti in una di queste celle nel 2008 per prepararsi psicologicamente per il film “The Yellow Handkerchief”. “E’ orribile, è impensabile come l’uomo abbia inventato una macchina della sofferenza come questa” disse. La cosa che lo colpì di più fu che i detenuti potevano giocare a scacchi tra di loro senza mai vedersi in faccia, solo le mani uscivano dalle sbarre. Niente tv, ma solo Bibbia. In attesa di dire addio al mondo guardando Burl Cain negli occhi.domenica 24 agosto 2014
Usa 2014
Vienna gate 36 ore 16.30 24 agosto 2014
Le canzoni di oggi sono tante ma ne elenco solo tre:
- Don't think twice Its all right
- You'll never walk alone
- The House I live in
È finita e va bene così. È stata una bellissima esperienza ed ora sono in aeroporto ad aspettare l'ultimo volo che mi porta a Milano. Il volo di ritorno è andato bene solo che non dormo da 36 ore e sono molto stanco, ho fatto anche un giro a Vienna, città elegantissima e di altri tempi ma questo è il saluto all'America quindi di Vienna non ne parlo. Siamo esausti abbiamo fatto 14 giorni come avevamo sempre sognato, senza regole tra gli Usa e sono riusciti perfettamente. Ci voleva tempo, pazienza, le persone giuste e la passione. Siamo riusciti ad associare tutte queste cose e le cose sono funzionate. Siamo stati in strada per più di 3000 km in otto stati diversi e con una voglia di stupirci incredibile. L'unica cosa che avevamo programmato era l'America, nient'altro, poi ci siamo accomodati nei motel trovati per strada o in quelli che avevo prenotato due giorni prima di partite, abbiamo mangiato quando avevamo fame e ci siamo fermati quando eravamo stanchi, abbiamo parlato con tutti quelli che incontravamo e ci siamo lasciati trasportare dagli usi e costumi della zona. La frase più gettonata da tony è stata " Tipico cibo della zona e birra della zona". Abbiamo visto la differenza tra le varie zone e capito tante cose di questa fantastica nazione. Ad onor del vero devo ammettere che quasi tutto quello che pensavo sugli Usa l'ho riscontrato in giro. Paese vastissimo, ore ed ore di macchina sempre con gli stessi paesaggi, a volte incontrando pochissime persone altre volte ritrovandosi al centro del mondo. Questo viaggio lho pensato tante volte, tantissime e lho disegnato in mente, lho fatto come lo volevo. Dovevo vedere Chicago e Nyc, ma volevo anche vedere la zona blues e il niagara. Ho fatto tutto.
Ora posso trarne le conseguenze e dare una lettura molto personale dell'America. È un posto meraviglioso, ma penso sinceramente che si viva male, malissimo. Vive bene la gente che risiede nei Downtown e chi guadagna tanto. Abbiamo visto grattacieli enormi e luci tali da illuminare un continente ma abbiamo anche visto tantissima gente che vive appena ed altri che vivono nelle strade. L'America è crudele, non ti lascia scampo o guadagni bene o ti accontenterai tutta la vita. Ho visto anche una nazione che si trascina ancora la questione razziale, a st louis ci hanno costretti a restare in hotel avevano ucciso un ragazzo di colore i poliziotti ed era scoppiata una rivolta. Eppure questa nazione è stata la prima nazione del mondo proprio perché ha costruito il suo senso di nazione sulle tante culture che la formavano. In nessun posto al mondo hai il senso di appartenere a qualcosa quanto in America. Dopo aver fattp dogana io ero americano. Tutti dopo poco tempo che ci vivono si sentono americani. Ma l'America è anche uno stato meritocratico dove se tu vali guadagni e non occorre qualcuno che ti aiuti, questo lo percepisci subito da mille sfaccettature. Oggi penso di aver una visione più completa del mondo e di poter affermare con certezza assoluta che il posto più bello al mondo è l'Europa. Nessun continente può battere la vecchia Europa per cultura ed arte, per accoglienza e senso di solidarietà. Tutte quelle bandiere viste nelle case di campagna degli americani mi hanno evidenziato un forte senso di appartenenza ma allo stesso tempo mi hanno ricordato tutte le guerre scatenate da un governo spesso guidato da idioti. Il popolo americano non c'entra, spesso non c'entra. È un popolo geniale per alcuni versi, vedi internet, lo spazio, la scienza. Ma alcuni di questi lati negativi li ho visti e ci tenevo a sottolinearli.
Detto questo passo a tutto ciò che mi è piaicuto. Avevo programmato un tour che fosse accompagnato dalla musica blues e rock. Paradossalmente in questo viaggio ho ascoltato musica solo in macchina e non ho avuto nemmeno tempo di scrivere le cose che vedevo. Ho vissuto 24 ore al giorno per vedere e immagazzinare non per altro. Anche questo blog, ormai appuntamento di viaggio l'ho fatto spesso forzatamente perché un giorno voglio rileggerlo e confrontarlo con gli altri viaggi.
C'è una canzone di Frank Sinatra che si intitola The House I live in e che spiega al meglio l'America, io adoro quella bella versione di Patty LaBella e consiglio a tutti di ascoltarla. Ecco questo mi è piaicuto, i bambini nei parchi, il centro di Chicago ordinato e pulito, i locali in cui si fa musica vera, la gentilezza della gente, il verde, i panorami, i ragazzi che giocavano a football a nord, il Michigan, la ChinaTown più vera che abbia mai visto, i ponti dentro cui si perdevano i grattacieli e i fiumi che si versavamo sul lago. Città bellissima Chicago, ci tornerei altre cento volte, perché merita tantissimo e non riesco a capire come la gente preferisca sempre e solo NYC e LA.
La Old Route 66 e i paesini dispersi dove vivono 20 persone e c'è una chiesa, una locanda per i turisti che fa anche da meccanico e distese enormi dove si perde il tramonto. Noi cercavamo l'espresso e quelli non sapevano nemmeno cosa fosse. Strada lunghissima e con limiti si velocità molto rigidi, passa tutti paesi della nazione fino ad arrivare in California. Farla tutta è un'impresa. Bellissima e magica
St Louis, posto bello solo perché ci passa il Mississippi e perché ci vive Chuck Berry e il suo Locale. Il famoso Arco non mi ha colpito minimamente e le chiesette valgono poco meno delle chiese di campagna italiana. Sopravvalutato.
Memphis, un posto incredibile. La gente vive per la musica e per le attività del Mississippi, mai visti tanti musicisti in una strada quanto a Beale Street. Emozionante, blues verissimo e pelle d'oca, gente che si lascia trasportare dalla musica a qualunque ora. Se parli male di Elvis in Tennessee non esci vivo, è semplicemente il loro Dio. Solo entrare a Graceland rende l'idea. Chi è appassionato di musica e non ci va si perde una cosa unica al mondo.
Nashville, altra città della musica. Strada intere piene di locali country, Johnny Cash in ogni casa e tutte le vie dedicate a musicisti. Surreale
Niagara Falls, uno spettacolo unico, dopo Fraser Island è il posto naturale più bello che ho visto, la forza della natura in tutto il suo splendore. Di notte da morire.
Nyc, ci torno prima possibile. Una delle città più belle al mondo e non parlo di luci, soldi o shopping. Parlo dei suo palazzi, dell'arte Deco ovunque, della sua Grand Central, Soho, Greenwich village, Brooklyn Bridge, Central Park, Brooklyn H., Est village. Con questa città devi entrarci in sintonia per apprezzarne le bellezze artistiche, ci vivrei.
Infine un ringraziamento lo devo fare a Bob Dylan, Patty Labella, Elvis, Marc Knopfler, Jimmy Hendrix, Johnny Cash, Beatles, Blues Brothers, Buddy Guy, Bb King, Bruce, Stones e tutti
gli artisti di strada che ci hanno accompagnato in questi 14 giorni, i due anziani di colore che ballavano a Memphis senza freni, quello del negozio di dischi che a 90 aveva la maglietta con scritto "Sweet Home Chicago", il cowboy che arrivando in motel ha parcheggiato il pick up e lasciato gli stivali fuori dalla camera facendoci vivere un film, la signora di Springfield che ci ha aiutato a trovare la casa di Lincon e poi non se ne andava più, quelli che ci hanno aiutato cercando monete e quelli che ci hanno aiutato gratis, tutta la gente davanti la tomba di Elvis e quella la sera prima durante la veglia, il pompiere di origini italiane che era talmente contento di averci incontrato che ci ha fatto salire sul camion e chiamato i suoi amici per spiegarci la strada, tutti gli italiani che abbiamo incontrato e i ragazzi che giocavano a basket a Chicago, i laghi tutti, i rapper di Harlem che ci volevano vendere per forza i cd, quello della Alamo e il suo My friends dont worry, la volta che ci siamo persi in Arkansas e si era rotto il navigatore e non passava una macchina nemmeno a pagarla, alla fine cercavamo solo sud, Stefania e la sua faccia dopo ore di viaggio, La faccia di alessio sulla Willytower, quella di Tony nei paesini dispersi, Stefania e il suo sorriso, il blues man sotto la Grand Central Terminal, la biblioteca all'ultimo piano, il mip sogno, la notte.
Alla prossima
sabato 23 agosto 2014
Nyc Nyc
Nyc 23 agosto 2014 ore 01.50
Le canzoni di oggi sono varie. Sicuramente Street of love dei RS, poi Concept of d. di Bob Dylan e un pò di rap di Harlem. Quella che è mancata a Nyc è la mia Don't think twice its all right
L'ultima notte è andata e dopo una giornata alla scoperta di questa straordinaria Città l'abbiamo passata prima in un ristorantino della 7 th strada e poi nel caos di Time Square. Domani rientro, cosa molto grave, ma mi riservo un ritorno qui in tempi brevi, la California chiama e uno stop a Ny non guasta mai.
La prima sera avevo fatto un'idea sbagliata di Nyc, oggi dopo due interi giorni a scoprirne le bellezze e alla ricerca di qualcosa che potesse stupirci posso affermare che questa città è stupefacente. Nyc non è Time Square e le limousine, quella è la parte più brutta e dedicata ai turisti più classici, non a me. Dico questo con tutto il rispetto per chi lo preferisce come anche per i grandi brand della 5 th strada, ma io non cercavo questo. Cercavo bellezza, nel senso più stretto del termine, qualcosa da sentire dentro e l'ho trovata. La 5 th ad esempio oltre ai famosi grandi brand è un'insieme incredibile di bellissimi palazzi e di grattacieli in stile novecentesco diverso dalla classica idea che c'è in Europa sulla grande mela. Vi assicuro che venire a Nyc solo per fare shopping può anche essere cool ma sicuramente non è niente di eccezionale, da quel punto di vista vince Milano dieci a zero.
Stamattina ci siamo riposati di più, esausti da 12 giorni a ritmi forsennati. Appuntamento alle nove in reception e poi ci dividevamo. La giornata era dedicata a noi, ognuno faccia ciò che vuole. Tony se n'è andato a Washington e Alessio in giro per la Midtown e il Central Park. Io e ste prima siamo andati ad Harlem alla ricerca disperata di una messa o di uno spettacolo gospel, impresa impossibile nei giorni di settimana, nemmeno a chiederlo ai soggetti meno raccomandabili del quartiere a nord della città. Niente da fare, tornate stasera (zona poco raccomandabile di notte) oppure domenica. Abbiamo allora visitato il quartire che si estende tra le due immense boulevar che portano il nome indicativo di Martin Luther King o 125 th e la Malcon X. Ho visto il famoso Apollo, teatro simbolo del Gospel d'America e negli ultimi anni anche del rap. Poi siamo passati dal museo di cultura black ed infine nella chiesa simbolo del gospel mondiale situata nella 124th. Infine un giro tra i negozi e via a Brooklyn. Avevo il pallino in testa da giorni, dovevo rivedere il quartiere più popoloso di NY. Siamo scesi a Brooklin H., zona signorile ed elegante, ci siamo gustati un caffè nei localini della zona e poi abbiamo attraversato il mitico Brooklyn Bridge. Da brividi, si affaccia sull'isola ed è pieno di pedoni e di turisti che si godono la vista. Ero felice per il semplice fatto di essere sul ponte più famoso al mondo. Siamo risaliti dal cuore finanziario ed istituzionale della città e dopo aver ripreso la 7 th ci siamo incamminati verso Soho. Questo e il Greenwich Village sono secondo me i quartieri più belli ed eleganti di Ny. Sei a pochissimi isolati dalla 7th ma l'atmosfera è surreale e la bellezza è palese. Relax, botteghe signorili, zona residenziale, cafè elegantissimi. Ci siamo gustati le piazze e le vie e ci siamo addestrati nel Village che viene tagliato dalla trasgressiva Washington Square. Questo è il quartiere dove hanno iniziato ad esibirsi nei localini Bob Dylan e Jim Hendrix. Potevo mangiare in un'altra zona? Ovviamente no. Quindi visto che erano le 4 ci siamo fermati a pranzare la. Siamo ripartiti subito ed abbiamo imboccato la 5th. Palazzi da morire, non esiste uno solo di quei palazzi che non meriti di essere visto almeno una volta nella vita, dall'eccentrico Flatiron Bulding all'elegantissima Met Life Tower, dal famoso Empire State Bulding alla Libreria Pubblica di Ny. Rockfeller center e le chiese le abbiamo viste per la seconda volta. Infine dopo una decina di km siamo arrivati al Moma, esposizione unica la mondo di arte moderna. Bellissimo vedere a 50 cm i V Gogh e Cezanne, A. W. con la sua Marilyn e De Chirico, tantissimi altri pittori e scultori di elevatissima caratura. Carino anche il giardino di pertinenza. Alla fine Stefania voleva farmi causa perché stava perdenso l'uso dei piedi. Ho apprezzato tantissimo la visita di oggi alla città, e dopo che stasera abbiamo mangiato, io e tony siamo andati a Time Square a sederci nei gradini rossi della piazza più illuminata al mondo. Domani pomeriggio si riparte e già Nyc mi manca tantissimo.
venerdì 22 agosto 2014
I ♥ NY
Nyc ore 01.30 dek 22 agosto 2014
La canzone di oggi è Empire State of mind di Alicia K. E J A.
La canzone di oggi è la dichiarazione d'amore che A.K e J A. hanno fatto alla grande mela, ma la mia personale è Imagine come la scritta che c'è al Central Park in ricordo di John Lennon. Oggi è stata una bellissima giornata, oggi è stata un giornata intensissima tra le bellezze di NYC, immersi nella maestosità della sua isola più famosa, tra le mille strade e i bellissimi palazzi.
Mi è piaciuta tantissimo oggi la grande mela, l'ho vissuto per venti ore di seguito senza fermarmi mai cosi come fanno i suoi abitanti, questa città è incredibile, non dorme veramente mai. Milioni di turisti, migliaia di lavoratori notturni, tantissime culture, mille modi di affrontare la vita che poi hanno fatto grande questa città. L'insieme delle culture ha creato la città più desiderata al mondo, tanto per ricordare ai dementi che fomentano la paura verso il "diverso"che la forza vera di una città, di una nazione, di un popolo non è la paura o la chiusura mentale. Continuando a coltivare il proprio orticello si ci finisce per rinchiudersi dentro senza poter nemmeno immaginare cosa c'è fuori. Si può immaginare un mondo migliore, ma per farlo occorre fare un mix di tutte le forze e i buoni propositi. Mi piace Nyc, mi è piaciuta tantissimo oggi e non mi è piaciuta Time Square. Sono restato impressionato più di tutti dalla Grand Central Station, una bellezza assoluta, poche stazione a livello mondiale penso abbiano l'eleganza e la bellezza di questo capolavoro. È impressionante l'entrata ed ancora di più il piano sotto, Capolavoro assoluto.
Mi è piaciuta la quinta strada piena di palazzi da morire e chiesette fantastiche, come St Patrick. Mi è paiciuto troppo il Village e i suoi localini, l'aria che si respirava e la resistenza dei suoi abitanti ai grattacilieli. Mi è piaicuto Wall Street che mischia alla perfeziona i grattacieli dei bancari della grande mela con palazzi liberty e Decò che sembrano disegnati. Sono restato colpito dal Rockfeller Centee e dal World Trade Center. Da una tragedia hanno costruito un memorial capace di far riflettere chiunque passi da li. Due immensi spazi lasciati volutamente vuoti trasformati in fontane da cui l'acqua viene risucchiata e con intorno tutti i nomi dei morti negli attentati del 9/11.
Nyc ha anche i suoi lati negativi, perché è sporchissima rispetto a Chicago o a qualunque grande città europea, perché la statua della libertà è la cosa più sopravvalutata che ho visto nella mia vita, perché si vive male in questa città, perché ha un numero esagerato di barboni anche se la polizia cerca di naconderli, perché Little Italy è falsissima.
Mi è piaicuto il Central Park e non perché abbia qualcosa di particolare, ma per la surreale quiete che si vive a ridosso della quinta strada.
Ho capito che non potrò vedere tutte le cose che mi ero prefissato ma domani
cercherò quantomeno di vedermi un buon tramonto dal Brooklyn Bridge e un giro tra Harlem e qualche grattacielo, alla fine andrò al Moma perché non posso venire a Nyc e non andarlo a vedere. Per il resto c'è sabato mattina e il prossimo appuntamento con questa unica città.
giovedì 21 agosto 2014
Niagara Falls
Sveglia alle 7.30 in modo di essere alle 8.00 pronti per andare. Entriamo nuovamente in Canada e ci gustiamo le famosissime cascate, sicuramente uno dei posti più belli al mondo. Ieri sera era suggestive per la luce ma oggi non sono da meno. Una massa incredibile di acqua, un luogo da vedere assolutamente almeno una volta nella vita. Facciamo il tour e barca e ci bagniamo completamente, esperienza fantastica. Giriamo per la bellissima cittadina canadese trasformata in una piccola Las Vegas, giochi di luci, luna park e casino. Caffè e partenza per St Cathirine che dista una 30ina di km dal confine. Classica città canadese, silenzio surreale e due chiesette anglicane in centro, verde ovunque e il Lago Ontario sullo sfondo. È tardissimo ci aspettano tante ore di macchina. Torniamo verso gli Usa, restiamo bloccati più di un'ora alla dogana. Pranzo e ripartiamo.
Mentre scrivo siamo a circa due ore da Nyc e qui finirà il nostro on the road, ora solo due giorni e mezzo di giro della città. Onestamente penso che questo sia stato un viaggio coraggioso, molto coraggioso. Una cosa è progettarlo, un'altra è stare per più di 3000 km nella strada. Ne ho apprezzato tantissimo il senso, ho vissuto tutta questra strada con passione, ho visto mutare i paesaggi di questa immensa nazione e le mentalità. L'America è bellissima, credemi e più dell'America classica fatta di luci e grattacieli, lo è quella vera, verissima dei villaggi con due contadini, dei piccoli comuni dell' Arkansas, del sud del Missouri, dei nuovi cowboy che arrivano nei motel parcheggiamo il Pick-up e lasciano gli stivaloni fuori, quella che stiamo vedendo nella Pennsylvania con paesaggi verdi e cittadine ordinate sui fiumi e sui laghetti, quella dello Stato di NY che dista nove ore dalla Grande Mela, uguale al Canada, questa esperienza è stata bellissima. Ora non ci resta che goderci NYC la città più ambita al mondo.
NYC ore 3.00
Siamo arrivati alle 11 pm abbiamo cercato un parking ed abbiamo fatto il check in. Siamo subito usciti, il nostro hotel è a 200 metri da Time Square, l' hotel sembra quello dei film di horror " non entrate in quella stanza"ma va bene cosi, più centro di cosi non si può. Io, alessio e tony siamo usciti a Brodway tra i teatri e dopo l'ultimo caffè della giornata e un giro veloce siamo rientrati. In giro una confusione da brividi, eppure è notte e un semplice giorno di settimana. Nelle ultime 48 ore abbiamo viaggiato per 23 ore in macchina, siamo stanchissimi. Domani sveglia alle 8 e due giorni di relax per Nyc, ci siamo lasciati liberi questi due giorni appositamente, ognuno farà quello che vuole. Io voglio dedicare domani alle attrazioni principali della città e dopodomani salire in un grattacielo, Harlem per la messa gospel e giro in battello dell'isola. Sabato shopping libero con Ste poi si rimpatriata. Non ce la posso fare.


